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La Cina sarebbe alle porte di una catastrofe
chiamata AIDS. Ad oggi si conterebbero 1 milione di persone infettate
ma i numeri potrebbero farsi ancor più tragici nei prossimi anni. E
la causa potrebbe essere la disinformazione.
Il programma portato avanti dalle Nazioni Unite basa il proprio operato su un portale supportato dall'organizzazione no-profit Marie Stopes International China (MSIC). L'obiettivo è quello di aprire la comunicazione in Cina permettendo ai giovani di essere informati sulle tematiche relative alla sessualità senza imbattersi nelle barriere erette all'interno di una nazione che da sempre osteggia Internet in quanto minaccia alla propria cultura ed alla propria identità. "Consentire che i giovani comunichino tra di loro anche oltre i confini nazionali". Questo l'obiettivo dell'operazione, queste le parole di Siri Tellier, rappresentante cinese dell'United Nations Population Fund (UNFPA), questo lo scopo dichiarato delle Nazioni Unite: usare la Rete per penetrare una barriera eretta alla comunicazione ed al diritto all'informazione. |
Aids, speranze da nuovo farmaco
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Il vaccino per debellare l'Aids non è ancora
all'ordine del giorno, ma la lotta contro il "male del
secolo" può contare su un nuovo farmaco apparentemente capace di
"controllare" per mesi l'infezione. Si chiama T-20/enfuvirtide,
ma è noto anche col nome commerciale di Fuzeon, ed ha calamitato
l'attenzione della seconda Conferenza mondiale dell'International Aids
Society (las), che si conclude oggi a Parigi. Si tratta del primo di
una nuova classe di farmaci, i cosiddetti inibitori della fusione, ed
è stato testato con risultati incoraggianti ormai da un anno.
Rispetto ai farmaci antiretrovirali, divenuti la principale arma di
lotta all'Aids a partire dal 1996, il T-20 impedisce all'Hiv di
penetrare nelle cellule. Gli antiretrovirali, invece, agiscono quando
già il virus ha oltrepassato questa soglia fatidica.
A Parigi sono stati presentati i dati di due serie di test clinici, relativi a periodi di 24 e 48 settimane, che sembrano confermare la capacità protratta nel tempo del nuovo farmaco di contenere la presenza dell'Hiv nel sangue a livelli non rilevabili. In particolare, il 30 per cento dei pazienti a cui è stato somministrato il T -20 mostrano, rispetto agli altri, il doppio di probabilità di raggiungere tali livelli e anche valori doppi di cellule immunitarie. L'organismo umano sembra tollerare la nuova molecola in modo ritenuto soddisfacente. Per il momento, l’inconveniente principale del T-20 è rappresentato dalle due iniezioni quotidiane, necessarie perché possa agire efficacemente, e dal prezzo (52 euro al giorno). Una delle sfide per i clinici di laboratorio sarà quella di giungere a una somministrazione per via orale del farmaco. Il T -20 non sembra, comunque, destinato a soppiantare gli altri farmaci. La nuova molecola sembra massimizzare la propria efficacia in associazione con altre sostanze. Non a caso, l'Unione europea ne ha già approvato l'uso nei casi di fallimento di altre terapie, solo a fianco di molecole più tradizionali. Per il momento, il T-20 rappresenta un'ultima alternativa per migliaia di pazienti che hanno sviluppato resistenza alle altre molecole. Proprio per questo la casa farmaceutica inglese che lo produce è da tempo assediata affinché accresca le scorte disponibili.
(Avvenire, 16/07/2003)
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